Se stai cercando un modo efficace per proteggere la tua attività da un potenziale incendio, il naspo antincendio è una soluzione che non può mancare. Si tratta di uno dei dispositivi più diffusi nel campo della sicurezza antincendio, apprezzato per la sua semplicità d’uso e la rapidità d’intervento. Anche chi non ha esperienza può utilizzarlo per fronteggiare un incendio inaspettato, soprattutto in contesti commerciali o industriali. Rispetto a estintori e idranti tradizionali, il naspo offre praticità e immediatezza mostrandosi un alleato prezioso nella gestione delle emergenze.
Vuoi scoprire come funziona, quali sono le sue caratteristiche e cosa dice la normativa? Continua a leggere: troverai tutto ciò che devi sapere su questo strumento fondamentale per la tua sicurezza.
Cosa sono i naspi antincendio?


Che tipo di impianto è una rete antincendio con naspi?
Una rete antincendio con naspi è un sistema progettato per spegnere incendi utilizzando i naspi, che sono sempre pronti all’uso. Il sistema funziona mantenendo una pressione costante dell’acqua, che varia a seconda delle esigenze dell’edificio, ma che permette di intervenire immediatamente in caso di emergenza. Il flusso d’acqua erogato dai naspi è continuo, con una portata che va dai 30 ai 60 litri al minuto, sufficiente per contrastare rapidamente piccoli incendi. Questo tipo di impianto è particolarmente utile in luoghi dove il personale o le persone presenti possono intervenire subito, in attesa dei vigili del fuoco. I naspi sono collegati direttamente all’impianto idrico dell’edificio o a una rete idrica antincendio separata, che fornisce la giusta pressione per garantire il corretto funzionamento.
Ciò significa che sono sempre collegati all’acqua e pronti all’uso. In caso di incendio, tutto quello che bisogna fare è srotolare il tubo, aprire la valvola e dirigere il getto d’acqua verso le fiamme. Questo rende l’impianto con NASPI una soluzione semplice e immediata per agire in caso di necessità.
Tipologie di naspi antincendio
I naspi antincendio possono essere suddivisi in diverse tipologie in base al loro utilizzo e alla loro struttura. Le principali categorie sono:
- Naspi a muro: sono i più comuni e sono installati su pareti all’interno di edifici. Sono costituiti dalla bobina fissa su cui è avvolto il tubo flessibile, con una cassetta che li protegge. Vengono utilizzati in spazi chiusi come uffici, scuole, centri commerciali e ospedali. Sono ideali per coprire aree interne dove è necessario un intervento rapido e facile.
- Naspi carrellati: sono montati su carrelli con ruote, che possono essere trasportati verso il punto dell’incendio. Sono utilizzati principalmente in grandi ambienti industriali, magazzini o spazi aperti dove è necessario muoversi liberamente per avvicinarsi alle fiamme. Offrono una maggiore flessibilità rispetto ai naspi fissi.
- Naspi da veicolo: montati su mezzi antincendio, come i camion dei vigili del fuoco e progettati per interventi mobili. Il tubo è collegato all’impianto idrico del veicolo e può essere utilizzato direttamente durante l’azione. Sono utilizzati dalle squadre antincendio professionali e forze di soccorso come protezione civile o forestale nel caso di naspo boschivo.
I naspi antincendio possono essere suddivisi anche in base alle dimensioni del tubo che utilizzano, il che influisce direttamente sulla portata d’acqua e sulle prestazioni complessive. Le dimensioni sono uno dei criteri principali per la loro classificazione. Tra le tipologie standardizzate secondo le normative italiane, ci sono i naspi antincendio UNI 25 e UNI 45 che rispettano alcune caratteristiche tecniche in base al diametro del tubo e al loro utilizzo specifico.
Il naspo antincendio UNI 25 ha un tubo con un diametro di 25 mm (da cui il numero 25), ed è comunemente utilizzato per incendi di piccola entità in ambienti civili o commerciali. È progettato per essere facile da usare, con una portata d’acqua inferiore rispetto ai naspi più grandi e adatto per intervenire su incendi di Classe A (materiali solidi combustibili). Viene solitamente installato in edifici interni a rischio più basso, come uffici, scuole e centri commerciali.
Il naspo antincendio UNI 45, a differenza dell’altro modello, ha un tubo con un diametro di 45 mm ed è utilizzato in situazioni che richiedono una maggiore portata e pressione d’acqua, ad esempio in aree industriali o ad alto rischio. I naspi UNI 45 sono più potenti rispetto ai modelli UNI 25 e sono usati spesso in ambienti dove il rischio di incendio è maggiore e c’è bisogno di un intervento più deciso.
Come si utilizza un naspo antincendio?
Usare un naspo antincendio è facile e pensato per essere utilizzato anche da chi non ha esperienza. In caso di incendio, il primo passo è aprire l’armadietto che contiene il naspo. Di solito, questo è protetto da un vetro o una copertura di plastica che può essere facilmente infranta.
Una volta aperto, afferra la lancia erogatrice, ovvero l’ugello all’estremità del tubo, e inizia a tirare il tubo fuori dalla bobina. Non serve srotolare tutto il tubo: basta tirare quanto necessario per raggiungere l’incendio. Quando hai abbastanza tubo per avvicinarti al fuoco, cerca la valvola, che si trova vicino alla bobina o direttamente sulla lancia. Apri completamente la valvola e l’acqua inizierà a scorrere grazie alla pressione interna dell’impianto.
È importante puntare il getto d’acqua alla base delle fiamme, e non direttamente su di esse. In questo modo, soffochi il fuoco alla radice e ne eviti l’espansione. Una volta spento l’incendio, chiudi la valvola per interrompere il flusso d’acqua. Prima di riporre il tubo, lascialo asciugare per evitare danni e assicurati che sia riavvolto correttamente sulla bobina.
L’acqua erogata dal naspo è particolarmente efficace per spegnere incendi minori, che coinvolgono materiali come legno, carta, tessuti e plastica, tutti elementi che bruciando formano braci. L’acqua è perfetta per abbassare la temperatura e soffocare le fiamme, prevenendo la riaccensione. Tuttavia, è importante ricordare che i naspi non sono adatti per spegnere incendi causati da liquidi o gas infiammabili, né per incendi elettrici in presenza di apparecchiature sotto tensione, dove potrebbero risultare pericolosi.
Principali differenze tra naspi e idranti
Ti stai chiedendo, a questo punto, quale sia la differenza tra naspi e idranti? È una domanda comune e giustificata, visto che entrambi i dispositivi servono per spegnere incendi usando l’acqua, ma differiscono significativamente in termini di funzionamento, potenza e contesto d’uso.


Gli idranti erogano acqua a una pressione molto più alta rispetto ai naspi, rendendoli efficaci contro incendi di grandi dimensioni o in contesti industriali. Per via della pressione elevata, utilizzare un idrante richiede competenza e pratica, poiché la sua manovra può essere difficile e rischiosa se non gestita correttamente. Non a caso, gli idranti sono spesso collocati non solo all’interno degli edifici, ma anche all’esterno, in aree ad alto rischio. Gli idranti a muro, molto simili ad i naspi, sono installati direttamente sulle pareti degli edifici, all’interno di appositi armadietti o cassette, e collegati a una rete idrica pressurizzata.
Questi idranti permettono a chi interviene, che può essere personale addestrato o i vigili del fuoco, di connettere una manichetta (una tubazione flessibile) per combattere le fiamme con un flusso d’acqua ad alta pressione. A differenza dei naspi, che sono progettati per essere utilizzati da persone non esperte con un flusso d’acqua continuo a bassa pressione, gli idranti a muro sono più potenti e indicati per essere utilizzati da personale addestrato perché richiedono maggiore competenza nella gestione della pressione dell’acqua.
Quando usare un naspo e quando un idrante in caso di incendio?

In linea generale, essendo più semplici da utilizzare, i naspi sono progettati per essere impiegati da personale non addestrato, il che li rende ideali in contesti dove non c’è sempre la presenza di vigili del fuoco o addetti antincendio ma sono adatti per edifici di piccole o medie dimensioni, dove il rischio è contenuto e gli spazi da proteggere sono limitati. Gli idranti, invece, vengono installati in edifici più grandi, dove la distanza da coprire è maggiore e potrebbe essere necessario un intervento con una pressione d’acqua più elevata per raggiungere tutte le aree coinvolte.
Normativa naspi antincendio
Per installare correttamente i naspi antincendio servono diverse figure: chi li progetta, chi li installa, chi li collauda e chi li mantiene nel tempo. E tutto questo deve essere fatto seguendo le normative per garantire la massima sicurezza in caso di incendio.
L’installazione di un impianto di naspi antincendio deve essere eseguita sempre da aziende o professionisti qualificati e certificati, in conformità alle normative vigenti. Per procedere all’installazione di un impianto di questo tipo, dovrai richiedere ad un tecnico esperto la progettazione secondo le leggi e le normative vigenti, che servono a garantire che il sistema sia efficace e sicuro. Sarà il tecnico a decidere dove mettere i naspi, quanta pressione e quanta acqua deve essere disponibile per spegnere un eventuale incendio.
Una volta pronto il progetto, ci si affida a un’azienda nella sicurezza antincendio che avrà il compito di montare il sistema seguendo le indicazioni del progetto e utilizzando materiali conformi, cioè approvati dalle normative europee e italiane. Questo significa che devono assicurarsi che tutto sia a norma e funzionante, collegando i naspi all’impianto idrico dell’edificio.
Dopo l’installazione, è fondamentale fare un collaudo per verificare che tutto funzioni correttamente. Una volta superati i test, il sistema è considerato pronto.
Non finisce qui: un impianto antincendio ha bisogno di controlli regolari per cui una ditta specializzata dovrà fare manutenzione periodica per assicurarsi che i naspi siano sempre pronti all’uso, controllando che non ci siano perdite o problemi di funzionamento.
Chi gestisce l’edificio (ad esempio il proprietario o l’amministratore) ha la responsabilità di assicurarsi che tutto venga fatto nel modo corretto. Deve affidarsi a professionisti e assicurarsi che l’impianto venga mantenuto sempre in condizioni ottimali.
Per garantire una corretta installazione è necessario fare affidamento a ciò che viene stabilito dalle normative che stabiliscono con precisione come devono essere progettati, installati, collaudati e mantenuti i naspi antincendio. Le norme principali sono la UNI 10779 (per progettazione e installazione) e la UNI EN 671-3 (per la manutenzione).
Inoltre, secondo il codice di prevenzione incendi. è importante ricordare che:
- Il proprietario o gestore dell’edificio ha la responsabilità di garantire che l’impianto antincendio sia progettato, installato e mantenuto in conformità con le normative.
- Deve affidarsi a professionisti certificati per la progettazione, l’installazione e la manutenzione.
- Ha l’obbligo di conservare tutta la documentazione tecnica relativa all’impianto, inclusi il progetto, la dichiarazione di conformità, i certificati di collaudo, e il registro di manutenzione.
- Deve garantire che le vie d’accesso ai naspi siano sempre libere e ben segnalate, e che i naspi siano pronti all’uso in caso di emergenza.
L’installazione dei naspi antincendio è obbligatoria in edifici e strutture dove esiste un rischio significativo di incendio. Questi includono stabilimenti industriali, magazzini, edifici pubblici come scuole e ospedali, centri commerciali, autorimesse, alberghi e altre strutture ricettive, oltre a impianti sportivi e edifici multipiano. In particolare, è richiesta la presenza di naspi in contesti con elevato afflusso di persone o con la presenza di materiali infiammabili. L’obbligatorietà viene determinata dalla normativa italiana sulla prevenzione incendi e dalla valutazione del rischio specifico per ogni edificio.
Progettazione di una rete antincendio con naspi (UNI 10779)
La norma UNI 10779 classifica gli impianti idrici antincendio, come i naspi e gli idranti, in base al livello di rischio dell’edificio o dell’attività da proteggere. Questa classificazione influisce sulla progettazione dell’impianto. Secondo questa normativa, le reti antincendio con naspi sono suddivise in quattro classi principali, in base al tipo di rischio e all’utilizzo previsto:
- Classe 1: Rischio elevato (ad es. industrie con materiali infiammabili o pericolosi).
- Classe 2: Rischio medio (ad es. magazzini, industrie non ad alto rischio).
- Classe 3: Rischio basso (ad es. uffici, scuole).
- Classe 4: Rischio molto basso (ad es. piccole attività commerciali).
La classe di rischio influenza la portata d’acqua richiesta, il tipo di alimentazione idrica e altri parametri di progetto.
Un impianto antincendio con naspi può essere di due tipi principali: a secco o a umido. Nei sistemi a secco, l’acqua non è presente nelle tubazioni fino al momento dell’attivazione, mentre negli impianti a umido l’acqua è costantemente presente. Il sistema a umido è quello più comunemente utilizzato, soprattutto in ambienti dove non c’è rischio di congelamento.
Durante la fase di progettazione è importante assicurare anche una portata e una pressione adeguate dell’acqua. La portata minima richiesta varia a seconda del rischio: per ambienti ad alto rischio, come industrie con materiali pericolosi, è necessaria una portata maggiore, mentre in luoghi come uffici o scuole la portata richiesta è inferiore. Ad esempio, in ambienti a rischio medio-basso, la portata minima può essere di circa 300 litri al minuto, mentre in quelli ad alto rischio può arrivare a 900 litri al minuto. Anche la pressione è fondamentale, e la norma raccomanda che la pressione minima all’uscita del naspo sia di almeno 1,5 bar, per garantire che l’acqua possa essere erogata con sufficiente forza.
Gli impianti idrici antincendio devono essere alimentati da una rete idrica indipendente o una rete di pompaggio in grado di garantire la pressione e la portata richieste, anche in caso di guasti o malfunzionamenti. Inoltre, i naspi, i tubi e i componenti devono essere certificati e conformi alle normative europee (marcatura CE), resistenti al fuoco e progettati per un uso prolungato e sicuro. Ad esempio, i tubi devono essere resistenti all’usura e alla pressione, e i supporti devono essere realizzati con materiali robusti.
Il corretto posizionamento naspi antincendio

Prima di tutto, i naspi devono essere installati lungo i percorsi di evacuazione, cioè nelle zone dove le persone possono passare facilmente per lasciare l’edificio in caso di emergenza. Devono essere visibili e non nascosti dietro porte o ostacoli, in modo che possano essere trovati e usati velocemente.
Ogni naspo è dotato di una manichetta, che solitamente è lunga 20 o 30 metri. Questo significa che, quando si progetta il loro posizionamento, bisogna fare in modo che ogni punto dell’edificio possa essere raggiunto con la manichetta. Se la manichetta è di 30 metri, bisogna installare i naspi in modo che nessun punto si trovi a più di 30 metri di distanza. Inoltre, è importante considerare muri o altri ostacoli che potrebbero rendere più difficile raggiungere certe aree.
I naspi devono anche essere installati in modo che le loro aree di copertura si sovrappongano leggermente. Questo serve per garantire che, se un naspo non funziona, un altro vicino possa comunque coprire quella zona.
Per quanto riguarda l’altezza, il punto in cui si collega la manichetta deve essere posizionato a un’altezza compresa tra 1,1 e 1,5 metri dal pavimento, così che chiunque possa usarlo facilmente.
Infine, devono essere segnalati chiaramente con appositi cartelli di sicurezza visibili, in modo che possano essere trovati rapidamente anche in situazioni di confusione o fumo.
Installazione naspi antincendio (UNI 10779 e DM 37/08)
Secondo il DM 37/08, l’installazione deve essere effettuata esclusivamente da aziende certificate e abilitate all’installazione di impianti antincendio che possiedono tutte le competenze tecniche necessarie per rispettare le normative di sicurezza e qualità. Il possesso della qualifica da parte di chi esegue l’installazione è fondamentale perché solo in questo modo il sistema può essere progettato e montato correttamente per garantire una protezione efficace in caso di emergenza.
Alla fine dei lavori, l’azienda installatrice deve rilasciare una dichiarazione di conformità. Questo documento è molto importante, perché certifica che l’impianto è stato realizzato seguendo le normative vigenti e il progetto approvato. È una garanzia per il committente che tutto è stato fatto secondo le regole e che l’impianto è pronto per essere collaudato.
Prima che l’impianto entri in funzione, deve essere sottoposto a un collaudo obbligatorio che viene eseguito da un tecnico qualificato o un ente certificatore. Durante il collaudo vengono eseguiti diversi test per verificare che l’impianto sia in grado di funzionare correttamente. Per prima cosa, viene effettuato un test di pressione per assicurarsi che la rete idrica fornisca la giusta pressione, necessaria a far arrivare l’acqua ai naspi con la forza adeguata. Poi, si controlla la portata, cioè che ogni naspo eroghi abbastanza acqua per spegnere un incendio in modo efficace. Infine, si verifica la funzionalità generale dei naspi, controllando che siano facilmente accessibili e pronti all’uso. Solo una volta superato il collaudo, l’impianto può essere considerato operativo e sicuro.
Manutenzione dell’impianto (UNI EN 671-3)
Il naspo antincendio, come parte di un sistema di sicurezza, non ha una vera e propria scadenza ma richiede una manutenzione regolare per garantire che sia sempre in condizioni operative ottimali. Ciò significa che la sua “scadenza” non è un limite temporale prestabilito, ma dipende dalla corretta gestione e manutenzione. Quindi, una volta progettato e installato accuratamente una rete antincendio con NASPI è necessario provvedere anche ad una regolare manutenzione in modo che rimanga sicuro nel tempo.
Ogni mese, è necessario fare un controllo visivo. Questo significa verificare che i naspi siano al loro posto, in buone condizioni, senza segni di usura o danni. È importante controllare che i tubi non siano ostruiti o danneggiati e che le lance funzionino correttamente. Anche la segnaletica deve essere ben visibile e i naspi facilmente accessibili, per garantire che, in caso di necessità, possano essere utilizzati senza difficoltà.
Ogni sei mesi si passa a una manutenzione più approfondita. In questo caso, bisogna verificare che la pressione e la portata d’acqua siano sufficienti e che il sistema eroghi la quantità d’acqua necessaria per spegnere un incendio. Vanno controllati anche il funzionamento della valvola di apertura e la manichetta del naspo. Inoltre, è essenziale assicurarsi che i tubi siano integri e privi di perdite.
Una volta all’anno, è prevista una revisione completa del sistema. Durante questa fase, si eseguono test dettagliati per controllare la pressione e la funzionalità di ogni naspo, oltre a verificare che tutti i componenti dell’impianto rispettino le normative vigenti. È una verifica generale che assicura che il sistema sia completamente operativo e conforme.
Ogni cinque anni, è necessario uno smontaggio del sistema per una verifica dettagliata di tutte le sue parti, inclusi naspi, valvole e tubazioni. Durante questa revisione, si procede anche con la pulizia dei componenti e, se necessario, con la sostituzione di parti usurate o difettose. In questo modo, l’impianto resta in perfette condizioni.
Per ogni intervento di manutenzione eseguito, è obbligatorio tenerne traccia in un registro della manutenzione da esibire in caso di controlli da parte delle autorità.
Fornitura naspi antincendio, Installazione e Manutenzione
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Noi di Certificato-prevenzione-incendi.it ci dedichiamo a garantire la massima sicurezza contro gli incendi, offrendo soluzioni complete che comprendono sia la fornitura che l’installazione di naspi antincendio. I naspi, infatti, sono fondamentali per ottenere il Certificato di Prevenzione Incendi (CPI), un documento indispensabile per dimostrare che un edificio o un’attività rispetta le normative di sicurezza antincendio in vigore.
Il CPI è obbligatorio per molte strutture, come scuole, ospedali, alberghi, industrie e centri commerciali, in quanto soggette a un certo livello di rischio. Per ottenerlo, è essenziale adottare tutte le misure di prevenzione e protezione necessarie, tra cui l’installazione di sistemi antincendio come allarmi, estintori, idranti e, ovviamente, i naspi.
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Naspo antincendio: Prezzi
I naspi antincendio variano di prezzo a seconda del modello, delle caratteristiche tecniche e della destinazione d’uso. In generale, i naspi più semplici, con una lunghezza del tubo che può andare dai 20 ai 30 metri, hanno un costo che si aggira intorno ai 150-300 euro. Questi sono solitamente modelli di base, adatti per installazioni standard in edifici commerciali o industriali, dove non sono richieste particolari specifiche aggiuntive.
Tuttavia, il prezzo può aumentare quando si parla di naspi dotati di cassetta protettiva o con caratteristiche avanzate. Ad esempio, i modelli destinati a installazioni in ambienti particolarmente esposti o che richiedono materiali più resistenti (come acciaio inossidabile per ambienti esterni) possono arrivare fino a 400 euro o più. La scelta del tipo di naspo e il relativo costo dipendono quindi molto dall’ambiente in cui verrà installato e dalle esigenze di sicurezza specifiche dell’edificio.
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